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Le necessità dell’UNICEF ed una strada per riformare l’ONU

L’UNICEF ha presentato il rapporto Humanitarian Action for Children per il 2013. Il contenuto rivela lo stato di necessità dell’ente delle Nazioni Unite che si occupa dell’aiuto dell’infanzia, in particolare viene richiesto un impegno per una cifra di circa 1,4 miliardi di dollari. Non si tratta di una cifra esorbitante, che potrebbe essere facilmente raggiunta con una contribuzione volontaria degli stati più ricchi, che, aldilà, dell’aspetto umanitario potrebbe rappresentare un investimento per la pace e la stabilità mondiale. Le aree di crisi dove l’UNICEF stima di intervenire, a causa dello stato di emergenza presente di tipo umanitario, di carestia alimentare o per conflitti in corso, sono ben 45 in tutto il mondo. Nel periodo compreso tra gennaio ed ottobre 2012 i dati dell’attività dell’ente risultano impressionanti: è stato fornito l’accesso all’acqua potabile a 12,4 milioni di persone, permettendo così di limitare o addirittura fermare epidemie legate al consumo di acqua non potabile, i bambini vaccinati sono stati 38,3 milioni operando così una azione di prevenzione efficace che ha risparmiato ulteriori interventi, 2 milioni hanno ricevuto cure per combattere la malnutrizione permettendo di combattere il triste fenomeno della mortalità infantile, 2,4 milioni sono stati fatti oggetto di programmi di protezione applicati spesso nel campo dello sfruttamento minorile mentre a 3 milioni è stata fornita l’istruzione scolastica, collocata per ultima in questo elenco non certo per ragioni di importanza. La necessità del reperimento di nuovi fondi potrà permettere il proseguimento e l’ampliamento di questi programmi e, nel contempo, servirà per migliorare le capacità di risposta, in termini di qualità e velocità, dell’ente in relazione alle calamità, sia naturali che causate da guerre, riducendo le conseguenze dei disastri sull’infanzia. Le emergenze più rilevanti attualmente riguardano la situazione della Siria e dei paesi confinanti, oggetto della destinazione dei tanti profughi fuggiti dal conflitto, le zone del Mali e della Repubblica Centrafricana, dove è in corso l’ultimo dei conflitti aperti in ordine di tempo e dove l’influenza dei terroristi islamici sottopone la popolazione e quindi anche la parte infantile a violenze inaudite in nome della sharia. Restano, poi le zone dove la fame a causa delle carestie è una presenza ingombrante: il corno d’Africa e la regione al confine con il Kenya. Oltre a queste zone vi è poi una serie di nazioni dove la povertà espone l’infanzia ad esperienze traumatizzanti caratterizzate da violenze e sfruttamento, malattie ed abbandono. La necessità di una azione sempre più penetrante de l’UNICEF è anche dovuta alla crisi economica che ha colpito il mondo, le organizzazioni umanitarie faticano sempre più a reperire fondi ed il loro ruolo, fondamentale, rischia di subire una contrazione che si traduce in condizioni ancora peggiori per la parte più povera del pianeta. I programmi internazionali spesso si basano su volontari o organizzazioni che vivono grazie a sovvenzioni di privati o aziende. In questo campo l’azione degli stati, quelli più ricchi, è spesso insufficiente o troppo legata ad interessi politici od economici che ne condizionano l’efficacia. Una strategia più globale contro la povertà e l’indigenza manca, paradossalmente, in uno scenario mondiale condizionato dalla globalizzazione pressochè integrale. In un tale contesto, ancora una volta, manca il coordinamento delle Nazioni Unite, incapaci di elaborare, insieme a strategie efficaci anche forme cogenti ed allo stesso tempo incentivanti per i singoli stati; così tutto è lasciato praticamente ad una azione ancora troppo influenzata dall’interesse e dai secondi fini. Questa situazione, senz’altro negativa, può però fornire una via dalla quale partire per effettuare una riforma che porti ad una drastica revisione degli strumenti, anche legali, a disposizione delle Nazioni Unite. Se è difficile fare una riforma dell’ONU partendo dal Consiglio di sicurezza, potrebbe essere più agevole iniziare dalla programmazione, dal coordinamento e sopratutto dal reperimento delle risorse a fini umanitari: raggiungendo risultati concreti in questo campo, così delicato, la strada per migliorare i rapporti ed i regolamenti che determinano il funzionamento delle delle Nazion Unite potrebbe diventare, se non in discesa, almeno più pianeggiante.



2 Commenti to “Le necessità dell’UNICEF ed una strada per riformare l’ONU”

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